Pagina:Olanda.djvu/269

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LEIDA. 257

Cicerone e Virgilio. Negli intermezzi camminavano guerrieri vestiti ed armati all’antica. In coda v’erano alabardieri, mazzieri, musici, ufficiali, i nuovi professori, i magistrati, una folla infinita. La processione passò lentamente per parecchie strade cosparse di fiori, sotto archi trionfali, in mezzo agli arazzi e alle bandiere, fino a un piccolo porto sul Reno, dove le venne incontro una gran barca splendidamente decorata, sulla quale, all’ombra d’un baldacchino coperto di alloro e d’aranci, sedeva Apollo suonando il liuto, circondato dalle nove Muse che cantavano, e Nettuno, salvatore della città, governava il timone. La barca s’avvicinò alla sponda, il biondo nume e le nove sorelle discesero, baciarono l’un dopo l’altro i nuovi professori, salutandoli con gentili versi latini; dopo di che la processione si recò all’edifizio destinato all’Università, dove un professore di teologia, il molto reverendo Gaspare Kolhas pronunziò un eloquente discorso inaugurale, preceduto dalla musica, e seguito da uno splendido banchetto.

Come quest’Università abbia corrisposto alle speranze di Leida, è superfluo il dire. Tutti sanno come gli Stati d’Olanda v’abbiano attirato con larghissime offerte dotti di ogni paese; come la filosofia, scacciata di Francia, vi si sia rifugiata; come sia stata per molto tempo la cittadella più sicura di tutti gli uomini che lottarono per il trionfo della ragione umana; come sia diventata, in fine, la più famosa scuola d’Europa. L’Università attuale

De Amicis.Olanda. 17