Pagina:Olanda.djvu/322

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310 AMSTERDAM.

scrigni per sottrarsi alla folla che ha atterrate le porte del palazzo. Caduta nelle mani d’un comunista, scintillerà dopo qualche tempo sul tavolo d’una Corte d’Assisie accanto a un pugnale macchiato di sangue. Passerà per una lunga vicenda di feste nuziali, di conviti, di danze, e poi trasvolando per la porta del Monte di Pietà o per il finestrino d’una carrozza assalita, andrà di mano in mano, di paese in paese, a sfolgorare sulle dita d’una principessa in un palco del teatro dell’opera di Pietroburgo. Di qui andrà ad aggiungere un punto luminoso sopra la sciabola d’un pascià dell’Asia Minore; e poi a tentare la virtù d’una crestaia di sedici anni nel quartiere di Sant’Antonio a Parigi; e infine, chi sa? a ornare l’orologio d’un pronipote di colui che l’ha messa pel primo agli onori del mondo; poiché di quegli operai ve n’è qualcuno che mette tanto da parte da lasciare un capitaletto alla sua discendenza. Fra gli altri, v’era qualche anno fa, nell’opifizio di Zuanenburgerstraat, il vecchio israelita che lavorò il famoso diamante Koynor, il quale, oltre la gran medaglia d’onore dell’Esposizione di Parigi, gli fruttò una mancia di diecimila fiorini e un bel regalo della Regina d’Inghilterra.

Ad Amsterdam c’è il più bel Museo di Pittura dell’Olanda.

Lo straniero che v’entra preparato all’ammirazione dei due più grandi capolavori della pittura olandese, non ha bisogno di domandare dove siano.