Pagina:Olanda.djvu/323

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AMSTERDAM. 311

Appena ha oltrepassato la soglia, vede una piccola sala piena di gente immobile e silenziosa, entra, e si trova nel penetrale più sacro del tempio: a destra ha la Ronda di notte del Rembrandt, a sinistra il Banchetto della guardia civica del Van der Helst.

Dopo aver visto e rivisto questi due quadri, mi divertii sovente a osservare coloro che entrano in quella sala per la prima volta. Quasi tutti, appena entrati, si fermano, guardano con stupore di qua e di là, poi sorridono, e poi si voltano a destra. Il Rembrandt vince.

La Ronda di notte, o come altri vorrebbe chiamarla, L’uscita degli archibugieri, od anche L’uscita della compagnia di Banning Cock, la più vasta tela del Rembrandt, è più che un quadro, è uno spettacolo, e uno spettacolo che sbalordisce. Tutti i critici francesi, per esprimere l’effetto che produce, si son serviti della stessa frase: C’est écrasant. Un gran movimento di figure umane, una gran luce, una grande oscurità: col primo sguardo non si afferra altro, e per qualche momento non si sa dove fissar gli occhi per cercare di rendersi conto di quella grandiosa e splendida confusione. Sono ufficiali, alabardieri, ragazzi che corrono, archibugieri che caricano e sparano, giovani che suonano il tamburo, gente che si china, parla, grida, gesticola; vestiti tutti d’un costume differente, con cappelli rotondi, cappelli a punta, pennacchi, caschi, morioni, gorgiere di ferro, collaretti di bisso, giustacuori ricamati d’oro, stivaloni, calze di tutti i colori, armi di