Pagina:Olanda.djvu/398

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386 HELDER.

nel mare, coll’inclinazione di quaranta gradi, fino alla profondità di sessanta metri. In vari punti è rafforzata da dighe minori, composte di travi, di fascine e di terra, che s’avanzano per circa duecento metri nel mare. Le più alte maree non arrivano mai a bagnarne la sommità; e l’onda infaticabile si spezza vanamente su quell’immane baluardo che le sorge incontro, quasi più in atto di minaccia, che di difesa, come una sfida della pazienza umana al furore degli elementi.

Il Nieuwdiep che s’apre a una delle estremità di Helder, è un porto artificiale, che protegge con grandi moli e dighe robuste i bastimenti che entrano nel canale del Nord. Le porte del bacino, chiamate porte a ventaglio, le più grandi dell’Olanda, si chiudono da sè stesse per effetto della pressione delle acque. In questo porto sono ancorati un gran numero di bastimenti, dei quali moltissimi provenienti dall’Inghilterra e dalla Svezia; e una buona parte della flotta militare dell’Olanda, composta di fregate e di piccoli vascelli, più puliti ancora delle più pulite case di Broek. Sulla riva sinistra del Nieuwdiep v’è un grande arsenale marittimo, dove risiede un contr’ammiraglio.

Sul finire del secolo scorso, nulla esisteva di tutto questo. Helder non era che un villaggio di pescatori appena segnato sulla carta. L’apertura del gran canale del Nord e una breve passeggiata fatta da Napoleone I in un battello di pescatori da Helder fino all’isola di Texel, che si vede distintamente dall’alto