Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/112

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CANTO III 49


E l’altre cinque navi, cerulee prore, sospinse
il fluttuante mare col vento gagliardo, in Egitto.
Qui Menelao, raccogliendo molto oro con molte sostanze,
con le sue navi errò, fra genti d’estranio linguaggio.
Frattanto, in patria Egisto tramava l'infame delitto.
E nella ricca d’oro Micene fu re per sette anni,
poi ch'ebbe ucciso l’Atride; e il popolo a lui fu soggetto.
Ma ne l’ottavo, il malanno gli giunse, col nobile Oreste.
Questi, d’Atene movendo, scannò l’assassino del padre,
il frodolento Egisto, che l’inclito padre gli uccise;
e un funebre banchetto, poiché I’ebbe ucciso, agli Argivi
per l’odiosa sua madre, offri, per Egisto l’imbelle.
Giusto in quel giorno, arrivò Menelao, fiero grido di guerra,
molte sostanze recando, quante erano entrate nei legni. —
E tu, dunque, figliuolo, non ir cosí a lungo vagando
lontan dalla tua casa, lasciando i tuoi beni in balía
di tali prepotenti, ché tutto non debban mangiare,
tutto spartire; e vano per te non riesca il viaggio.
Ma ti consiglio e ti esorto che vada a cercar Menelao:
ch’egli da poco è tornato, da terre straniere, da genti
d’onde sperare il ritorno, nessuno in suo cuore potrebbe,
quando la furia dei venti sospinto lo avesse in quel mare,
dove neppure gli uccelli che migrano, possono andare
solo in un anno e tornare: tanto esso è terribile e grande.
Con la tua nave e i compagni, su, dunque, ora mettiti in mare.
O, se per terra vuoi gire, son pronti i cavalli ed il cocchio,
ed i figliuoli miei, che teco faranno la strada
alla divina Sparta, dov’è Menelao chioma bionda.
Volgi preghiera a lui, perché senza inganno ti parli;
né ti dirà menzogna: ché grande saggezza è la sua».