Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/111

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48 ODISSEA


Ma quando volle il Fato dei Numi che pur soccombesse,
Egisto allora in un’isola addusse deserta il cantore,
lo uccise, lo lasciò sollazzo e pastura agli uccelli,
e la bramosa donna condusse bramoso al suo letto.
Poi, molte cosce di buoi bruciò sugli altari dei Numi,
e molti appese doni votivi con vesti e gioielli,
perché compiuta aveva, contro ogni sua speme, l’impresa.
Dunque, salpati insieme da Troia, andavamo per mare
l’Atride ed io: ché affetto ci univa. Ma quando le navi
al promontorio sacro d’Atene pervennero, al Sunio,
con le saette sue benevole, Apolline Febo
Fronti, d’Onètore figlio colpí, che guidava la nave
di Menelao, mentre in pugno reggeva il timone, e su l'acque
correa la nave. Questi fra gli uomini tutti eccelleva
nel governare una nave tra fiero soffiar di procelle.
Stette cosí, per quanto la via lo spingesse, l'Atride,
per seppellire il compagno, per rendergli i funebri onori.
Ma poi, quando egli pure, solcando il purpureo ponto
sopra le concave navi, pervenne con rapido corso
al promontorio Malèo scosceso, un viaggio di pene
inflisse Giove a lui, rovesciandogli un soffio di venti
fischianti, e flutti immani, giganti, pari a montagne.
Qui, separati i legni, taluni li spinse su Creta,
dove i Cidòni abitavano, presso del Giàrdano ai rivi.
Sorge una rupe liscia, scoscesa, sporgente sul mare,
verso l’estrema Gortina, nel cuor dell’aereo ponto.
Grandi marosi Noto qui spinge alla punta sinistra,
verso Festo; e schermisce la piccola roccia i gran flutti.
Giunsero quivi. A stento sfuggiron la morte i nocchieri;
ma contro le scogliere spezzarono i flutti le navi.