Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/135

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72 ODISSEA

Pròteo d’Egitto, che tutti conosce gli abissi del mare.
Dicono ch’egli è mio padre, che data egli m’abbia la vita.
Ora, se qualche agguato puoi tendergli, e averlo in tua mano,
egli potrebbe dirti la via da seguir nel ritorno,
e quanto tempo errare dovrai sopra il mare pescoso.
Zanche potrebbe dirti, sovrano, se tu lo bramassi,
qual bene o qual malanno sia nella tua casa avvenuto
dal di che tu movesti pel lungo affannoso viaggio».
     Cosí mi disse; ed io con tali parole risposi:
«Tu stessa dimmi qualche tranello pel vecchio del mare,
ché non mi scorga prima del tempo, e capisca, e mi sfugga:
ché per un uomo è cosa ben ardua vincere un Nume».
     Cosí le dissi; e queste parole rispose la Diva:
«O straniero, tutto ti voglio rispondere il vero.
Appena il Sole a mezzo varcato ha il cammino del cielo,
come di Zefiro giungono i soffi, il veridico vecchio
esce dal mare, celato fra i brividi bruni dell’onde,
e sulla spiaggia s’addorme, sottessa una cava spelonca.
E a lui d’attorno, emerse dal mare canuto, le foche
piedi natanti, figlie d’Anfitrite, dormono in frotte,
spirando acerbo lezzo di cupi recessi marini.
Quivi ti condurrò, come spunta l’Aurora nel cielo,
e in fila li porrò con esse a giacere; e tu scegli
tre dei compagni, i migliori [di quanti n’hai tu su le navi.
E tutte ascolta adesso le astuzie dei vecchio del mare.
Da prima conterà, farà delle foche rassegna;
e poscia, quando tutte le avrà numerate e ben viste,
si corcherà fra loro, si come pastore fra il gregge.
Allora, appena visto Io abbiate che giace nel sonno,
la violenza allora, la forza vi valga. Ben saldo