Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/17

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XVIII PREFAZIONE

fantastico tappeto di lapilli multicolori e d’alighe azzurre e purpuree; via via lungo le pareti, a livello dell’acqua, una zona di polpi rosso scarlatti; e, dappertutto, una profusione di meduse violette: è proprio il degno palazzo d’una dea marina.

Mancano nell’isola di Perejil alcuni dei particolari omerici: per esempio, gli alberi d’alto fusto, la vite e l’acqua sorgiva. E il Bérard, che vuole conseguire l’identità perfetta, trova tutti questi elementi in località finitime della spiaggia spagnuola ed africana.

Ma è poi necessaria questa identità? Io non lo credo; e mi pare che gli elementi coincidenti sian già tali da costituire una forte base all’ipotesi del Bérard. Perejil, presso Gibilterra, è proprio l’isola della divina Calipso.

L’isola dei Feaci. Partito sulla sua zattera dall’isola di Calipso, Ulisse naviga diciassette giorni, da Ovest ad Est. La direzione è sicura,

poiché gli aveva detto Calipso, la diva regina,
che governasse, l’Orsa lasciandosi sempre a sinistra.

Dopo diciassette giorni di navigazione, lo sorprende la tempesta. Tempesta da marinaio e non da letterato: il Bérard lo prova con la solita documentazione nautica ricca e precisa. La zattera è ridotta in frantumi, e Ulisse, sballottato due giorni e due notti dalla tempesta1, approda finalmente a Scheria, isola dei Feaci.

  1. Gl’ipercritici fanno sfoggio d’incredulità a proposito di Ulisse che rimane due giorni e due notti aggrappato ad un trave senza bere e senza mangiare. Ma il Bérard cita l’esempio recente (Dicembre 1900)