Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/16

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PREFAZIONE XVII

di Perejil. «Anche quando l’aria è chiara — dicono le Istruzioni nautiche — riesce difficile trovar l’isola, distinguerla fra le innumerevoli insenature della spiaggia africana. In tempo brumoso, è impossibile». È, insomma, nascosta.

Ed ecco come quest’isoletta nascosta ai pie’ del monte, quasi protetta da lui, potè sembrare agli occhi degli antichi, la figlia del monte: ecco come si potè dire che Atlante aveva una figlia chiamata Calipso.

Scoperte queste tracce veramente significative, anche i particolari piú generici possono assumere non indifferente valore integrativo. Una visita all’isola presto convince che fra la descrizione omerica e la realtà esiste piena concordia.

Nell’isola descritta da Omero esistono prati di petrosello e di viole. E nella parte piú alta di Perejil, tutta rocciosa, è una gran distesa pianeggiante, tutta coperta di fiori violetti. E l’abbondanza di una varietà di petrosello (fenouil de mer) è tale e tanta, che ad essa l’isola deve il suo nome (perejil = petrosello).

E ancora, alberata è l’isola d’Omero, ed anche qui le rocce sono coperte da intrichi di arbusti spesso impenetrabili. Intorno allo speco di Calipso facevano il nido ogni sorta di uccelli,

gufi, e sparvieri, e cornacchie ciarliere che vivon sul mare;

e insopportabile è lo schiamazzo che uccelli d’ogni sorta fanno nell’isola di Perejil.

E infine, senza insistere su particolari meno caratteristici, c’è la grotta di Calipso. Un ingresso meraviglioso, un fjord, una larga insenatura cinta di alte pareti scoscese: acque mirabili trasparentemente, in fondo alle quali si stende un