Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/176

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

CANTO XII 113

mosse, cercando i suoi genitori, traverso la casa.
E li trovò, ché usciti non erano il padre e la madre:
questa vicino al fuoco sedeva, e d’intorno le ancelle, e su la rocca traeva la lana di porpora; e il padre
stava li li per varcare la soglia, e recarsi al consiglia
dove i Feaci attendevano, insieme coi principi illustri.
Fattasi presso al padre, cosí prese a dire Nausica:
«Babbo mio caro, perché non fai che m’apprestino un carro,
alto, di rapida ruota, che al fiume io mi rechi, a lavare
le belle vesti mie, che stanno li, sudice tutte?
Anche a te piace, quando ti trovi fra i primi del regno,
farti vedere in consiglio con vesti ben candide indosso:
e poi, sotto il tuo tetto convivono cinque figliuoli,
due ch’ànno già le spose, tre giovani belli e fiorenti,
che voglion sempre avere le vesti lavate di fresco,
quando si recano ai balli: di questo io mi prendo pensiero».
     Disse cosí: ché parlare di nozze al suo babbo diletto,
essa ne aveva vergogna. Ma quegli comprese, e rispose:
«Figlia, né i muli ti nego, né quanto tu chiedermi possa:
va’ pure: ai servi intanto dirò che t’apprestino un carro
grande, veloce di ruote, che abbia ben alte le sponde».
     Detto cosí, diede l’ordine ai servi; e ubbidirono quelli.
Trassero fuori un carro da muli, di ruota veloce,
sponde vi misero e cassa, di poi v’aggiogarono i muli.
Già dalla camera, intanto, le fulgide vesti recava
la giovinetta; ed a mucchi sul lucido carro le pose.
Entro una cesta, la madre di varie vivande gran copia
le preparò, companatici aggiunse, in un otre di becco
vino le infuse. Sul carro sali la fanciulla. E la madre