Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/177

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114 ODISSEA

entro un’ampolla d’oro le infuse licore d’ulivo,
ché dopo il bagno le membra ne ungesser la figlia e le ancelle.
Essa le redini slrinse fulgenti, ed in pugno la sferza:
sferzò, mosser le mule: lo scàlpito intorno s’effuse.
Via senza posa trottaron, portando le vesti e Nausica,
sola non già: ché insieme con lei givan tutte le ancelle.
     Or, quando all’acque del fiume bellissime furono giunte,
dove fontane perenni correvano, e molta bell’acqua
fuor dalla terra sgorgava, da terger qualunque lordura,
quivi di sotto al carro le ancelle disciolser le mule,
e le mandarono lungo le rive ed i gorghi del fiume,
ch’ivi pascessero l’erba piú dolcd del miele. Dai carro
scesero poi, nell’acqua cerulea gittaron le vesti,
e dentro i botri, di forza, coi piè le pigiavano a gara.
Poscia, quand’ebbero bene lavate, purgate le vesti,
tutte le stesero in fila sovressa la spiaggia del mare,
dove piú l’acque, battendo la spiaggia, sciacquavan la ghiaia.
Poscia, lavatesi, e tutte cosperse di lucido ulivo,
preser l’asciolvere, presso le ripide rive del fiume,
mentre asciugavano i panni, distesi alla spèra del sole.
Dopo che furono paghe di cibo le ancelle e Nausica,
tutte, gettate via le bende, giocarono a palla:
e la battuta dava Nausica dal candido braccio.
Come la Diva che gode lanciare saette, sui monti
corre, sovresso il Tegèto, sovresso il sublime Erimanto,
lieta, seguendo l’orme di verri o di rapidi cervi,
e le figliuole di Giove che godon dei campi, le Ninfe,
strette le esultano attorno, delizia del cuor di Latona;
ma sovra tutte Arlèmide estolle la fronte e le guancie