Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/189

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126 ODISSEA

qui gli si fece Atena, la Diva dagli occhi azzurrini,
simile a giovinetta fanciulla; e reggeva una brocca.
Gli si fermò dinanzi; e Ulisse divino le chiese;
«Figlia, sapresti indicarmi la casa dov’é del sovrano,
d’Alcinoo, che regge le genti di questa contrada?
Ch’io sono giunto qui, tapino straniero, da lungi,
da terra assai remota: perciò nessun uomo di quanti
hanno dimora in questa lontana contrada io conosco».
     E gli rispose Atena, la Diva dagli occhi azzurrini:
«Ospite padre, ti posso mostrare la casa che dici,
che dell’onesto mio padre vicino alla casa si leva.
Su, vieni dunque, senza far motto, e t’insegno la strada;
e non guardare alcuno, non volger parola ad alcuno,
perché la gente di qui mal soffre le genti straniere,
né di buon grado accoglie, né ama chi giunge di fuori.
Ch’essi affidati alle navi veloci traversan l’abisso
ampio del mare: cosí vuole il Nume che scuote la terra;
e le lor navi come ali son celeri, come il pensiero».
     Pallade Atena, com’ebbe ciò detto, si mosse a guidarlo
rapidamente; e Ulisse le peste seguia della Diva.
Né alcuno lo scopri dei Feaci maestri di navi,
mentre movea traverso la loro città; poi che Atena
noi consentia, la Diva possente ricciuta, che attorno,
per il suo bene, a lui stringeva una nuvola densa.
     Stupito Ulisse intanto la rada ammirava e le navi
agili, e degli eroi le piazze, e le mura massicce,
eccelse, d’alti pali munite, stupende a vederle.
Ma quando poi furon giunti del Sire alla fulgida casa,
prese a parlare Atena, la Diva dagli occhi azzurrini:
«Ospite padre, è questa la casa che tu mi chiedevi