Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/190

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CANTO VII 127

ch’io t’indicassi. Quivi entro, seduti a godere il banchetto,
i re tu troverai nutriti da Giove. Tu entra,
né alcun timore il cuore ti stringa: ché in ogni vicenda
meglio, per quanto giunga da lungi, si trova un uom franco.
Entro la casa prima tu ritroverai la regina.
Arète ella si chiama, tal nome le posero: è figlia
dei genitori stessi che dieder la vita al suo sposo.
Posídone che scuote la terra fu padre a Nausito:
l’ebbe da Peribèa, la piú bella fra tutte le donne,
la piú giovane figlia del magnanimo Eurimedonte
ch’era una volta re dei Giganti superbi, ma trasse
a distruzion la sua gente malvagia, e fu spento egli stesso.
Si uní con lei d’amore Posidone, e n’ebbe un figliuolo,
Nausito, animo fiero, che fu dei Feaci signore.
Nausito generò Ressènore e Alcinoo. Quello,
sposo da poco, fu colpito dall’arco d’Apollo,
prima che figli avesse di maschia semenza: una figlia
lasciò soltanto, Arete, che Alcinoo poi fece sua sposa,
e l’onorò come niuna riscuote onor su la terra
di quante, ad uno sposo devote, governan la casa.
     Cosí le fanno onore, seguendo l’impulso del cuore,
i suoi diletti figli, Alcinoo stesso, e le genti
che a lei volgon lo sguardo, si come ai beati Celesti,
ché lei, quando ella passa, salutan con fauste parole:
perché nulla, di quanto comporta saggezza, le manca,
e delle donne e degli uomini ch’ama, le liti compone.
Ov’ella a te rivolga con senso benigno il suo cuore,
nutrir tu puoi speranza di ancor rivedere gli amici,
di ritornare all’eccelsa tua casa, e alla terra paterna».
     E, cosí detto, partí la Diva dagli occhi azzurrini.