Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/20

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PREFAZIONE XXI

tografie del Bérard sono assolutamente convincenti. Entrambi i porti, e specie il Porto Alipa, con le sue insenature a trifoglio, che sembrano fatte apposta per le navi omeriche, corrispondono perfettamente alla descrizione omerica. Tra l’uno e l’altro si stende l’istmo, piano, e bene adatto a formare una piazza; e all’estremità dell’istmo, verso il mare, la collina, il penisolotto roccioso su cui sorgeva il palazzo d’Alcinoo. Congiunta all’istmo da un declivio abbastanza ripido, ma non impraticabile, si prestava mirabilmente alla costruzione d’una città antica. Alle sue basi, la spiaggia, l’àgora, dove si ormeggiano le navi e gli stranieri espongono le loro mercanzie, presso ai santuarî dove gl’indigeni adorano gli Iddii marini. Sul declivio, il gregge addensato delle case sale di terrazza in terrazza, e il tetto piano di ciascuna di esse serve di corte a quelle piú elevate. Alla sommità, è il palazzo del re.

Senza il sussidio delle fotografie, non giova seguire troppo il Bérard nella sua visita all’isola. Egli identifica il bosco, la prateria, la fonte, e il podere d’Alcinoo, lontano dalla città una voce d’uomo, dove Ulisse si separò da Nausica. E, piú importante, tra le scogliere del capo Pakka e del monte San Giorgio, il fiume dove approdò Ulisse. È in un semicerchio concavo, spoglio di rocce, e riparato dal vento. Ma da una parte e dall’altra il flutto urla e si spezza ai pie’ degli scogli, fra rocce crollate sin avanti nel mare: quelle dove si spellarono le mani d’Ulisse.

Ed ecco i giunchi che Ulisse trova súbito come approda; ecco i boschi d’ulivi e d’oleastri dove trovò riparo la notte; ecco, risalendo la corrente, alle ultime cascatelle. i botri e i tónfani d’acqua perenne, dove Nausica e le ancelle risciacqua-