Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/21

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XXII PREFAZIONE

vano i panni; ed ecco, infine, sotto a monte Viglio, la spiaggia, non piú rocciosa, ma cosparsa di una liscia moltitudine di lapilli, bene adatti a distendere la biancheria.

Ed ancora due particolari, che mi sembrano di qualche rilievo. Sul promontorio di Palaio Castrizza, che costituisce il fianco Ovest del porto di S. Spiridione, c’è un piccolo convento con un meraviglioso giardino. Basta dare un’occhiata alla fotografia per vedere che esso potrebbe suggerire ad un poeta una descrizione simile a quella che Omero fa dei palazzi d’Alcinoo. Ed è chiaro che anche sul promontorio ad Est, dove abbiamo immaginata la città d’Alcinoo, potrebbe e poté facilmente fiorirne uno simile.

Si ricorderà poi che la tempesta dei venti, dopo aver frantumata la zattera, e travagliato Ulisse due giorni e due notti, cessa improvvisamente.

Ecco d’un tratto cessò la bora, e tornò la bonaccia
senza piú alito.

Ma, ad onta di questa calma assoluta,

romoreggiavano i flutti con alto rimbombo alla terra,
con orrido ruggito, di schiuma coprivano tutto.

Ora, appunto dal monastero di Palaio Castrizza, in un placido pomeriggio, il Bérard potè osservare, che, col piú bel tempo, con un àsolo mitissimo ed intermittente, i flutti arrivavano urlando sino ai denti degli scogli, alle punte del promontorio, fin sulla scogliera a mezza costa. Ruggivano, scagliavano alti pennacchi di schiuma, e poi si ritiravano lontani, lasciando scoperte le asprissime rocce.