Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/202

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     Come l’Aurora apparí mattiniera, ch’à dita di rose,
ecco balzò dal letto la forza d’Alcinoo divina,
ecco balzò dal letto Ulisse eversore di rocche.
E andâr, movendo prima la forza d’Alcinoo divina,
presso alle navi, dove s’apria dei Feaci la piazza.
E giunti qui, sederon sovressi i lucenti sedili,
l’un presso all’altro: e per la città mosse Pallade Atena
che le sembianze assunte avea dell’araldo del sire,
per provvedere al ritorno d’Ulisse magnanimo. E presso
fattasi a questo e a quello, cosí gli volgea la parola:
«Presto, su via, signori Feaci che il popol guidate,
movete all’assemblea, che l’ospite udire possiate
ch’è testé giunto alla casa d’Alcinoo mente divina,
dopo un errare lungo pel mare, che sembra un iddio!»
     Cosí dicendo, eccitò la voglia d’ognuno e Io zelo,
sí che la piazza ed i seggi s’empierono rapidamente
di genti convocate. E molti stupiano, mirando
il figlio di Laerte dal senno divino: ché Atena
profuso aveagli grazia celeste su gli omeri e il capo,