Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/224

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     E rispondeva a lui cosí l’accortissimo Ulisse:
«O valoroso Alcinoo, che insigne fra gli uomini sei,
davvero è dolce cosa prestare orecchio a un cantore
quale è costui, che sembra, quando egli favella, un Celeste;
poi che nessun piacere, penso io, trovi al mondo piú grande,
che quando regna pace serena sul popolo tutto,
e nel palagio del re schierati i signori a banchetto
porgono orecchio a un divino cantore, e son presso le mense
colme di pani e di carni, e attinge il coppier dalia conca
vino soave, lo reca d’attorno, ne colma le coppe:
questo è il miglior diletto, per ciò ch’io mi penso, nel mondo.
Ma la tua brama t’ha indotto che tu dei miei lutti dogliosi
mi dimandassi, per farmi piú ancor sospirare e lagnare.
Quale per primo, quale per ultimo debbo narrarti?
tanti e poi tanti me n’hanno mandati i Signori del Cielo!
Per prima cosa il mio nome vo’ dirvi, che voi lo sappiate,
ed io possa cosí, sfuggito il mio giorno fatale,
ospite vostro restare, sebbene lontano è il mio tetto.
Son di Laerte il figlio, famoso fra gli uomini tutti