Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/246

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

CANTO X 183


Ecco, ed all’isola Eolia giungemmo. Qui aveva soggiorno
Eolo, figlio d’Ippòta, diletto ai Signori d’Olimpo.
Vagante era quell’isola. Attorno un gran muro di bronzo
la circondava, infrangibile, e lisce muraglie di pietra.
Dodici figli con lui vivevano dentro la reggia,
sei giovinette, e sei figli nel primo vigore degli anni.
Esso le figlie aveva concesse in ispose ai figliuoli;
e tutti accanto al padre diletto e a la nobile madre
passano il tempo in conviti. Vivande hanno pronte li sempre,
a mille a mille; e il giorno vapora la casa di fumi,
suona di canti: la notte, vicino alle spose pudiche,
dormono sopra tappeti, su letti tagliati a traforo.
Dunque, alla loro città giungemmo, a la bella dimora.
Ei m’ospitò per un mese, mi chiese notizie di tutto:
Ilio, le navi Argive, com’eran tornati gli Achei;
ed io, punto per punto, risposi a ciascuna domanda.
E quando poi gli chiesi congedo, che andar mi lasciasse,
non vi s’oppose in nulla, ma cura si die’ del viaggio.
Tolse le cuoia a un bue di nove anni; e, foggiatone un otre,