Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/268

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CANTO XI 205


     Ora, poiché tornati noi fummo alla nave ed al mare,
prima di tutto, la nave spingemmo nel mare divino,
l’albero con le vele drizzammo sul negro naviglio,
prendemmo e v’imbarcammo le greggi, e noi stessi salimmo,
pieni di cruccio il cuore, versando gran copia di pianto.
E per noi, dietro la nave cerulea prora, una brezza
mandò propizia, buona compagna, ch’empieva la vela.
Circe dai riccioli belli, la diva possente canora.
E noi, gli attrezzi tutti deposti lunghessa la nave,
sedemmo; ché a guidarla pensavano il vento e il pilota.
Tese restar tutto il giorno le vele, e la nave correva.
S’immerse il soie, tutte le vie si coprirono d’ombra,
giunse la nave presso d’Ocèano ai gorghi profondi.
Qui sorge la città, il popolo è qui dei Cimmèri,
che vivon sempre avvolti di nebbie, di nubi; e coi raggi
mai non li guarda il sole fulgente che illumina il mondo,
né quando il volo al cielo cosparso di stelle dirige,
né quando poi dal cielo si volge di nuovo alla terra;
ma ruinosa notte si stende sui tristi mortali.