Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/276

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CANTO XI 213

cui tutti i confinanti volevano sposa. E Nelèo
a quegli la promise che i bovi ampie fronti lunate
d’Ificle valoroso recassero a lui da Fliàca.
Ben dura impresa; e solo promise di compierla il saggio
vate; ma l’irreti l’avverso destino del Nume: ’
ch’entro dogliosi ceppi lo avvinser selvaggi bifolchi.
Ma quando a compimento poi giunsero i mesi ed i giorni,
quando col volger dell’anno tornaron le nuove stagioni.
Ificle sciolse il vate dai ceppi, poiché gli ebbe detti
tutti i responsi; e cosí fu compiuto il volere di Giove.
     E poi la vaga Leda, la figlia di Tindaro vidi.
Essa allo sposo diede due figli di cuore gagliardo:
Castore di cavalli domatore, e il pugile prode
Polluce: vivi entrambi li chiude la terra ferace.
E, pur sotterra, essi hanno tal pregio da Giove ottenuto,
che, con alterna vece, ciascun vive un giorno, ed un altro
giace defunto: ed onore riscuotono al pari dei Numi.
     Ifimedèa, la sposa d’AIòe dopo quella m’apparve,
che con Posidone re s’era stretta, diceva, d’amore,
e due figli die’a luce, che vissero sol poco tempo:
Oto divino, e, famoso fra tutte le genti, Efialte,
i piú grandi fra quanti la terra datrice di spelta
ne generasse, i piú belli, se il grande Orione tu togli.
Nove anni aveano, e in largo cresciuti eran cubiti nove,
nove orge eran cresciuti d’altezza. Ed allora, minaccia
volsero ai Numi, signori d’Olimpo immortali, che indetta
avrian la guerra ad essi, la tumultuosa battaglia.
E su l’Olimpo l’Ossa pensarono imporre, e su l’Ossa
il frondeggiante Pelio, che al cielo salisse una strada.
E conseguian l’intento, se a lor maturavano gli anni;