Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/277

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214 ODISSEA

ma morte ad essi die’ di Latona e di Giove il figliuolo,
prima che sotto le tempie spuntasse la prima pelurie,
che di caluginè in fiore velasse e fiorisse le gote.
     E Fedrà quindi e Procri poi vidi, e la bella Arianna,
la figlia dell’infesto Minosse, che un giorno Tesèo
volle condurre da Creta al clivo d’Atene la sacra;
ma non potè goderne; ché Artèmide prima l’uccise
in Dia marina: Bacco segnata l’aveva ai suoi colpi.
     Maira e Climène poi, poi vidi Enfila odiosa,
che del marito vendè la vita, n’ebbe oro in compenso.
     Ma tutte non ti posso narrare, né dirtene il nome,
quante consorti, e quante li vidi figliuole d’eroi:
pria sfumerebbe la notte divina; e tempo è che si dorma,
sia che recare alla nave mi debba, oppur qui rimanere,
e del ritorno a voi lasciare la cura ed ai Numi».
     Cosí diceva. E tutti rimasero quivi in silenzio,
presi da dolce incanto, per entro l’ombria della sala.
E Arete, bianco braccio, cosí cominciava a parlare:
«Feaci, or che vi sembra che debbasi dir di quest’uomo,
della statura sua, dell’aspetto, dei senno che mostra?
Ospite è mio; ma partecipa ognuno di voi l’onor nostro.
Perciò, fretta non s’abbia di dargli congedo; né avari
siate di doni a lui, che n’ha pur bisogno; ed in casa
possiede ognun di voi molti beni, mercé dei Celesti».
     E allora il veglio Echèno rispose con queste parole:
«Non sono inopportune, non vanno lontane dal segno
della regina le sagge parole: obbediamola, amici;
ma la parola attendiamo d’Alcinoo, l’esempio attendiamo».
E Alcinoo qui parlò, rispose con queste parole:
«Tutto ciò ch’ella disse compiuto sarà, quanto è vero