Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/75

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12 ODISSEA

a ricercare un veleno mortale, ché averlo voleva
per attoscare le frecce foggiate dal bronzo; ma quegli
non glie ne dié, ché aveva timore dei Numi immortali;
mio padre glie ne dié, ché aveva per lui troppo affetto — ;
se, tale ancora essendo, Ulisse giungesse fra i Proci,
nozze dovrebbero amare godersi, e una súbita morte.
Però su le ginocchia dei Numi riposa il futuro,
se mai farà ritorno per trarre vendetta dei Proci,
se mai non tornerà. Ma intanto, io t’esorto a pensare
come da casa tua tu possa cacciar quei superbi.
Dunque intendimi, bene, fa’ tutto come ora io ti dico.
A parlamento chiama domani su l’alba gli Achei,
e parla a tutti quanti, che sian testimoni i Celesti.
Ai Proci ingiungi che via si sperdano, ognuno ai suoi beni;
ed a tua madre, se il cuore la induce, che scelga uno sposo,
che dalla casa vada lontano del prode tuo padre.
E quelli appresteranno le nozze, offriranno regali
molti, quanti a una figlia diletta darebbe suo padre.
Ed un consiglio a te porgerò, se ascolto vuoi darmi.
Di venti remi un legno prepara, qual sia piú veloce,
e muovi a dimandare notizie del padre lontano,
se da qualche uomo averne potessi, o ascoltare un responso
di Giove, onde ai mortali la fama piú ampia s’effonde.
Volgiti prima a Pilo, dimandane a Nestore divo;
di là, récati al biondo Menelao, sovrano di Sparta,
ch’ultimo ritornò fra gli Achèi loricati di bronzo.
Se di tuo padre avrai notizia, che vive e che torna,
resta, ed attendi ancora, sia pure fra i crucci, un altro anno;
ma se ti dicono invece che spento è, che piú non esiste,