Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/84

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CANTO II 21





     Come, al mattino, Aurora comparve, ch’à dita di rose,
ecco, il figliuolo diletto d’Ulisse balzò dal giaciglio,
cinse la tunica, all’omero appese l’aguzza sua spada,
sotto i nitidi piedi si strinse i sandali belli,
e dalla stanza uscí, che un Nume sembrava nel volto.
Ed agli araldi, voci squillanti, di súbito impose
di radunare a consiglio gli Achei dalle floride chiome.
Quelli lanciarono il bando, accorser veloci gli Achivi.
Or, poi che tutti furono accorsi, Telemaco mosse
verso la piazza, in pugno stringendo la lancia di bronzo,
solo non già, ché dappresso seguianlo due cani veloci.
Tutto lo aveva Atena cosparso di grazia celeste;
e l’ammiravan tutte, mentr’egli incedeva, le genti.
Sede’ sul trono del padre, gli fecero luogo i vegliardi;
ed a parlar cominciò fra loro il nobile Egizio,
che mille e mille cose sapea, ch’era curvo per gli anni.
Antifo, il figlio suo pugnace, movea con Ulisse
simile ai Numi, ad Ilio che pregio ha di vaghi puledri,
sopra le concave navi: lui spense il Ciclope selvaggio