Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/98

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CANTO II 35


come ordinato aveva d’Ulisse il figliuolo diletto.
Poi su la nave salí Telemaco; e innanzi era Atena,
che su la poppa sedé del legno; e Telemaco stette
presso alla Dea. Le funi disciolsero allora i compagni,
e, asceso anch’essi il legno, sederono presso gli scalmi.
Atena Diva ad essi propizia una brezza, gagliardo
un Zefiro inviò, che garria sul purpureo mare.
Ed i compagni incitò Telemaco, e l’ordine diede
di metter mano agli attrezzi. Fûr docili quelli al comando;
e l’albero d'abete rizzato, nel cavo del baglio
lo conficcarono, e fermo lo tenner legato agli stragli;
e issaron con le drizze robuste la candida vela.
Gonfiò la vela a mezzo, la brezza: dintorno a la chiglia
alto strepe’, sotto il corso del legno, il purpureo flutto:
la nave lungo il flutto correva, e compieva il viaggio.
Poi, delle funi i capi legati, entro il celere legno
colme di vino levaron le coppe e libarono ai Numi,
ch’àn sempiterna vita, che ignoran la morte; e su tutti
alla possente figlia di Giove ch’à glauche le ciglia.
Tutta la notte e all’alba cosí fece rotta la nave.