Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) I.djvu/97

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34 ODISSEA


dicea che s’adunassero a vespro alla rapida nave.
Ed a Noèmone, figlio brillante di Fronio, chiedeva
una veloce nave. Ben lieto fu quegli d’offrirla.
     Il sole tramontò, s’ombrarono tutte le strade.
E allora in mar la nave Noèmone spinse, gli attrezzi
dentro ci pose, cui recan le navi dai solidi banchi,
e la fermò all’estremo del porto. I fedeli compagni
spinti ciascun dalla Dea, s’adunarono in fretta ivi attorno.
     Ecco, ed Atena glauca pupilla, ebbe un altro pensiero:
rivolse i passi verso la casa d’Ulisse divino,
e qui, sovressi i Proci, sopore dolcissimo infuse,
ebbri li rese, fece le coppe cader da le mani.
Ciascuno allor s’alzò, per andarsene a casa a dormire,
né alcun rimase: il sonno gravava le pàlpebre a tutti.
E allora Atena, glauca pupilla, a Telemaco disse,
poi che chiamato a sé, dinanzi alla comoda reggia
l’ebbe; ed assunto aveva di Méntore voce ed aspetto:
«O Telemaco, i tuoi compagni dai vaghi schinieri,
seggono ai remi già, non attendon che l’ordine tuo.
Dunque si vada, né indugio si ponga alla nostra partenza».
     Lo precede’, com’ebbe ciò detto, con passo veloce,
Pàllade Atena; e seguiva Telemaco l'orme divine.
Or, poi che scesi alla spiaggia furon essi e giunti alla nave,
qui su la riva i compagni chiomati trovarono; e ad essi
tali parole volse Telemaco, forza divina:
«Su via, compagni, andiamo, pigliam le provviste, che pronte
sono già tutte ne l’atrio: mia madre né ancella veruna
nulla ne sa: solo una di quelle n’ha udito parola».
     E cosí detto mosse. Seguirono tutti i suoi passi,
e portar tutto sopra la nave dai solidi banchi,