Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) II.djvu/19

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
16 ODISSEA

e invia messaggi; e invece ben altro desidera in cuore».
E le rispose Cosí l’accorto pensiero d’Ulisse:
«Dunque, misero me, d’Agamennone figlio d’Atrèo
fra le mie mura anch’io trovavo il destino fatale,
se tutto, o Diva, tu non m’avessi da prima svelato.
Tessimi, or via, qualche astuzia, ch’io possa di lor vendicarmi,
starami vicino, e in seno magnanimo ardore m’infondi,
come allorché di Troia struggemmo le mura opulente.
Se con tale animo tu. Signora dal ciglio azzurrino,
mi starai presso, saprò trecento guerrieri affrontare,
qualora tu soccorso mi porga, santissima Diva!»
E a lui Cosí rispose la Diva dagli occhi azzurrini:
«Io ti sarò, di certo, vicina; né mai dallo sguardo
tu m’uscirai, quando all’opra saremo; e piú d’uno, mi credo,
il gran piantilo dovrà lordar di cervello e di sangue.
Ora io farò che niuno degli uomini piú ti ravvisi.
Ti renderò grinzosa la pelle su l’agili membra:
farò le chiome bionde sparir dal luo capo: di cenci
ti coprirò, che faccian ribrezzo a chiunque ti vegga;
gli occhi ti offuscherò, che adesso rifulgono belli,
si che vituperoso tu sembri ai Proci arroganti,
ed alla sposa e al figlio, che in casa, partendo, hai lasciati.
E tu, per prima cosa, ti devi recar dal porcaro
che custodisce i tuoi porci, che te predilige sincero,
ch’ama tuo figlio, ed ama Penelope piena di senno.
Lo troverai che guarda le scrofe che stanno pascendo
presso alla rocca del Corvo, sovressa la fonte Aretusa:
cibano ghiande, quante ne bramano, e bevono l’acqua
torbida, onde si nutre il florido armento dei porci.
Qui sosta; e presso a lui rimani, e dimandagli tutto.