Pagina:Omero - L'Odissea (Romagnoli) II.djvu/6

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CANTO XIII 3

Cosí narrava. E tutti rimasero allora in silenzio,
presi da dolce incanto, per entro l’ombria della sala.
E a lui si volse Alcinoo, con queste veloci parole:
«Ulisse, poi che tu sei giunto alla bronzea soglia
della mia casa, non credo che tu debba errare piú a lungo
per ritornare alla patria, se pure hai già molto sofferto.
Ed a ciascuno di voi propongo e fo invito, o signori,
che nella casa mia solete il purpureo vino
bevere annoso, e udire le dolci canzoni del vate:
l’ospite nel forziere lucente già vesti possiede,
l’oro foggiato in vari lavori possiede, e i regali
tutti che gli hanno qui recati i signori Feaci;
ma via, ciascuno adesso doniamogli un tripode grande,
ed un lebete: ché poi, chiamate a raccolta le turbe,
ci rivarremo: che è duro largir senza avere compenso».
Cosídiceva Alcinoo; né spiacquero agli altri i suoi detti;
e, per dormire, così, tornarono ognuno alla casa.
Poi, come Aurora appari mattiniera, che dita ha di rose,
mossero verso la nave, portando i magnifici bronzi.