Pagina:Omero minore.djvu/19

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16 INNI OMERICI


Da Mileto, si stacca decisamente dalla terra ferma, e, sempre a Sud, tocca Coo, Cnido, Càrpato.

Di qui, risale ancora a Nord, e si reca a Nasso, a Paro, a Renèa (vicino a Delo).

E da Renèa, eccola infine a Delo, e alla fine del suo viaggio.

Cosi dunque, balzando arditamente da promontorio ad isola, la Dea compie il periplo dell’Egeo, con un giro quanto mai preciso ed elegante 1.

Tralascio le fantasticherie di quelli che vollero correggere l’itinerario, pretendendo alcuni che dovessero essere enumerati solamente i luoghi in cui c’erano santuari di Apollo, ed altri, invece, solamente quelli che non li avevano, perché avevano rifiutato ospitalità alla Dea.

In realtà, il poeta non ha voluto che dare idea del lunghissimo e penoso errare di Latona. E c’è pienamente riuscito, mi sembra, con questa rapida, ma precisa e non aridissima descrizione, che doveva súbito imporsi alla fantasia di quanti avevano presenti o familiari i luoghi descritti.

Una simile cultura geografica dimostra Omero. Non vorremmo perciò concludere che al gran cantore dell’Iliade appartenesse veramente quest’inno.


  1. Questo bel percorso è veramente interrotto dal verso 35. che dice: e Sciro, e Focea, e a la scoscesa montagna d’Egocane. Egocane non s’identifica (forse è Kane, vicino a Focea). Ma Sciro è all’altezza dell’Eubea, e Focea anche piú a Sud. E che il poeta immaginasse di far discendere la Dea dall’Ida a S.O. e poi a S.E., per farla quindi risalire anche piú a Nord del punto di partenza, è cosa che razionalmente si può sostenere, ma che non riesce a convincermi. E credo che convenga correggere questo sgorbio geografico, espungendo senz’altro il verso.