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del chiabrera 235

GIJ STRALI D’AMORE
AL SIG. GIO. AGOSTINO SPINOLA.

Già fu stagion, che gli amorosi strali
Piaga facean, olio comlucèva a morto
Senza alcun scampo, cd i piagati amatili
In lunga pona di sospiri accesi
Perdean la pace doli’amato sonno,

E sempre afflitti da pensier nojosi
Volgeano il guardo nubiloso a terra:

Quinci <P Amore era odiato il nome
Siccome orrendo; e l’universo udiva
Farsi ognora d' intorno alto querele.

Su ciò pensando, o del figliuolo a' hiasmi
Volgendo l’alma cinpiea di duolo il petto
Venere bella, cd aggiogando al carro
Con bei legami d1 òr Y alme colombe,

Le va battendo per gli aerei campi,

E da Citerà in Cipro ella pervenne:

Ivi nel grembo d’ una valle ombrosa
Tra verdi mirti, al mormorar dell1 aure.
Trovò la madre il ricercato infante:

Egli con Ponde d’ un argenteo fiume,

Su durissima colo iva affinando
1/ armi dell1 invincibile faretra;

Ed a lui con sembiante, ove lampeggia
E di piotale, c di disdegno un raggio,
Aprendo varco Ira nettaree roso
A dolcissime voci, ella dicea:

Ancor non sazio delle piaghe altrui
Orribili cotanto, ecco t’ affanni
A dar più filo alle saette acute?

Mio figliò, no: che? ti produsse l’onda
Del mare irato, e lo nevose cime,

K l'aspro balze de’Caucasci monti?

Se non ti calo degli amari pianii,

Clic versa il mondo, e s’ a to poco incresce,
Che senta la tua corte allo cordoglio
Per lue quadrella, or non li frena almeno
N«'l gran furor la non usata infamia
Che t’ accompagna ? e non avvampi udendo
Bestemmiar coleslc armi? io certamente
Raccolgo ognora e di pielate, e d1 ira
Immense strida; e non ascolto voce,

Che senza oltraggi al mondo oggi ti nomi.
Ti pregi forse esser mostrato a diio
Siccome peste de’ mortali? e godi,

Che sotto la tua dest ra ognun s' affligga V
Si tra perle e rubini ella favella
Con tal sembiante, eh’ ammorzar può 1’ ira
D’ una orba tigre, e disgombrar lo nubi
Ha i zaffiri dell’aria,, e far tranquilla
Ncll’Oeean spumante ogni tempesta.

A h i rivolto, e con dimessa fronte,

Girando i suoi begli ocelli,, apro un sonito
I)i là dai modo dell’uman costumo,

Dolco a vedersi il Dioneo fanciullo,

E poi la man di rose al molle pedo
Lieve accontò, quasi giurar volesse,

Indi il volo disciolsc a colai voci:

Perdere i dardi, e dell’amabile arco
Possa vedermi disarmalo il tergo,

E vada altri signor di mia faretra,

Se dell’ immense colpe, onde in’ accusi
Non 8on lontano: ah sì veloce ai biasmi1
Sciogli la lingua, o genitrice, e carchi
Me, tuo fìgliuol, di si gran colpe a torto
Gli strali miei son di fin oro, iu Sljge

10 non gli tempro ad inasprir le piaghe ;

i: I)’ atro aconito io non gli attosco, e quali

A me già fur commessi, io gli saetto:

Se pur t’aggrada, od a giustizia stimi

Ben convenirsi, che rimanga ignuda

La destra mia <!’ ogni possanza al mondo;

So tu, eh’ intenta allo mio glorie 1’ alma

Aver dovresti, c d’avanzar miei pregi,

Non mai pentirti, ami eh’ o giaccia inerme,

Ed insegna d'onor non mi rimanga,

Ecco gli strali bestemmiati, e l' arco

Ahbominato: a tuo voler "li spezza,

Ardi la formidabile faretra,

! Ed i titoli miei I'abisso involva.

! Ei cosi disse: o p Aeidalia Diva
i

Fra le braccia d’avorio il si raccoglie

i' Teneramente e lampeggiando un riso
| Cou bei baci di nettare il vezzeggia,
j; E gli dieea : vadano in mar sommerse
i Le fallaci bugie de’tuoi pensieri:
j Io non vo', che tua destra si cibarmi,
j Ma vo’, che Tarmi lue, come giocondo
!: Sinno bramate da’ leggiadri amanti;
j| Fidami tua faretra, e come in cielo

} S’aprau le porle alla seconda aurora,


(j Vientcne a me volando in A mal unta :
j! Sul fin delle parole in man si reca
j| Salendo il carro gli amorosi strali,

| E sferza le colombe, ed esse aprendo

!; L’ali di neve trascor rea no i nembi,

il

ì Espirando d'intorno aure di croco
! Venner della speranza all’alto albergo:

Mirabil monte, a cui mai sempre spiega


I Febo in serena fronte i raggi d'oro,

! Nè mai sosticn, oh5 egli patisca oltracciò
, Dal folto orror della Cimmeria notte;

Ma di lucidi fiumi amate rive,

Ma lucide aure, o su dipinte piagge
, Di colori, e d’odor varie vaghezze

Sempre ha d’intorno, e sullo fresche fronde

Iti sospira Filomena, ed Ili
Iti la terra, cd Iti il ciel sospira,

Alternando dolente a quei dolori
Soavemente. Infra delizio tante
La bella Ninfa de’ mortali amica
Chiusa soggiorna; c dal seren del core
Le sorge un lume di lelizia in volto,

Ciie di caro sorriso empio i rubini
Dell’alma bocca, e dagli sguardi vibra

11 più soave fra mortali ardore.

In verdissima scia ella è succinta,

Leggiadra gonna, c lo fiorisce in testa
Ghirlanda, che disprezza i fieri orgogli
D’ogni aspro verno; c non risorge aurei a.
Nè mai tramonta Sol, ch’ella non stanchi
Con le dila di rose eburnea celia,

A lei sposando armoniose note;

E pur allor cantò, come tradita
i Dal re d’Atenc iu solitaria piaggia
Sparse Arianna alle querele al 'cnlo,