Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/298

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del chiabrera 285

Raggi piti tersi, e tutto illustra fi mondo.
Sì dell’alma donzella il lume è grande,
Vola d’intorno a lei, pronta difesa,

Esercito divino, angeli alati;

Ed a sgombrar presuntuose nubi
Zefiri dolci van spirando fiati:

I dipinti angelici li empiono l’aria
Di care nolo, e rabbelliansi i boschi
Ultra l’usalo lor frondichiomati:

Eran perle i ruscelli, ed ogni riva
Di rose, di giacinti c di ligustri
Sotto il sacrato piè lieta fioriva :
l’er cotal guisa da' celesti campi,

E da’campi terreni in varj modi
Ben riverita il suo cammin forniva.

O del buon Zaccaria per tutti i tempi
Di secoli a venir nido feline I
Chi potrà celebrar le rimembranze
Delle meravigliose opre avvenute
Sotto l’angustic di quell'umil tetto"?

O d' Argivi Tiranni inclite stanze,

E del Romano Imperio alberghi illustri
Altro non siete già, che antri e capanne,

E, poste in paragon, tane palustri.

Ora io deggio cantar della ben nata
Già peccatrice, e che amorosa asperse
Di lagrime pentite al Redentore
] piè sacrati, onde impetrò perdono,

L le sue colpe in lungo obblio sommerse.
Chi lusingato per le man d’ Amore
Sugge veneno, e sc ne corre a morte
Tra pensier egri, c chi manticn sua fede
All’empia Citerea dagli occhi allegri
Non perua speme: Maddalena spiega
Stendardi a rubellarsi, a prender armi
Conira le squadre de’ pensieri impuri.

Sc ascoltiamo sue trombe, e se V esempio
Ci fermiamo nel cor di sua franchezza,

Di nostra libertà noi siam sicuri.

Ma se fora soverchio ornar le rote
Del carro suo, perché splendesse il Sole,
Certo è studio perduto iì cercar note,

Per far chiari di Jacopo gli onori;

Sole fra' Santi: c Sol quando ei più vibra
Tersi dal colmo dell’Olimpo ardori.

Quinci ben poco indugierà I’Aurora

II giorno a rimenar fatto solenne
Ter la virtù della santissima Anna,

0 bellissima Clio, che fra le stelle
Di sempiterni fior tessi corona,

Se oggi scherzo con voi, chi mi condanna?
Sciocca menzogna e popolar, che iu Deio
Del Sol venisse madre unqua Latona:

Anna è vi ra Latonaj essa nc diede

Il Sol, che diede i raggi al Sol del cielo,
Tosto che al mondo la stagione accesa
Sorvien d'agosto, ci si torna in mente
La gloria, che il Signor mostrò sul monte,
Pietoso avviso della santa Chiesa.

Ella vuol quinci incoraggiar la gente
A soffrir pene, a non schifar perigli
Per al fine veder cotanta gloria,

E vederla nel ciclo eternamente.

L’alto consiglio non sprezzò Lorenzo,

Di cui fra quattro di fassi memoria:
Giovane altier, del cui vivace lume

Cresce f bei raggi suoi l’inclita 8pagna.

Qual fia barbaro cor, clic non ammiri
Le tue virtuti, e1 tuoi mar tir non piagna?
Certamente non fu belva in teatro
Fra tanti scempj, nè per uom malvagio
Apprestossi giammai strazio eotanto.

Oh destinato all’ infornai baratro,

Empio tiranno, a che pur fremi ? ai fine
Fin degli scettri tuoi l’ira infelice,

Eil a vóto vèr lui tuoi sforzi andranno:

Egli fra tanti ardor, quasi Fenice,

Bella via più rinnoverà la vita;

E raccorrallo in sull'Olimpo eterno

Il gran Senato; ma di cetre in terra
A Dio dilette, e da divote voci
Sempre cantato fia, sempre adorato.

Tu nell’ Èrebo orrendo, in cui si serra
L’afflittissima a Dio nemica gente,

Staiti penando iu quegli orror funesti:

0 tigre, o mostro! ma nou tempro il canto
Oggi per condannare alme perverse.

Mia cura è raccontar pregi celesti;

E s1 unqua sospirai per esser forte
A tanto peso, e se dal cor profondo
Feci fervidi prieghi, acciò di Pindo
SJ aprissero per me tutte le porte,
Fervidissimamente oggi sospiro.

Oinai deggio far noto a’ cor fedeli,

Come l'alta di Dio .Madre risorta
Esaltassi hej'ua iu cima ai Cieli,

Chi dunque mi sostien? ciii mi solleva
Sovra me stesso? e lo mio stil rischiara,
Perchè l’imprese eccelse oggi io riveli?
Posciachè, come il Sol dall5 Occidente,

Ove legge fatai lasciò cadérla,

1 Ravvivata Maria per grazia immensa,

Ritornò come il Sol nell’Oriente,

Seco la volle; e dal terreno albergo
! La sublimò sovra gli Empirci chiostri

Il sovrano Monarca onnipotente;

Ed ella al mondo rivolgendo il tergo,

Cinta di bianchi e di cerulei manti,

Moveasi gloriosa a i gran viaggi,

Spargendo d’ogn’ intorno un mar di fiamme,
Ed un diluvio di purpurei raggi:

Sul purissimo ciin splende a corona,

Che nell'eccelsa region si tesse,

E quaggiuso non mai ; dodici stelle,

Di cui ciascuna ognor fulmina lampi,

Che la lampa del Sol fan meno adorna,

O ch’egli sorga, o che nel mar s’immerga,

0 che nel mezzo giorno infiammi i campi
Ne i caldi giorni, che al Leon sen torna ;

E dovunque ella appar pronta l'inchina
Dell’immenso a contar campo celeste
Ogni falange: con volubii giro

Tutte l’insegne, e con genlil rimbombo
Tutte le trombe a riverir son preste.

Angelo ivi nou è, che di zaffiro
Aipa non tempri, adamantine cetre,

Lire gemmate l'adorato nome
Fan risonar per le magion beate :
l'ossean per ano trionfo inno di gloria

1 popoli superni ; c non mai stanchi
Faccan del pregio suo lunga memoria.

Ella sul monte di Sion Cipresso,