Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/398

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del chiabrera 385

fassi dolente, o per alcuna stagione ne viva sicuro? Veggiamo di quante rose e da quante parti e per quante maniere siamo assaliti.

Ecco i campi dell’aria: prendono nitro e vizio, spandono peste, ed ella ne ruba la vita e senza contrasto ne inette improvvisamente settera; il mare, non meno acerbo avversano, co' monti dell'onde combatte e vince le flotte, e disperdendo le rannate ricchezze ci attossica con l‘amaritudine della povertà: ed anco la terra, frodando le nostre speranze e venendo meno a’ bisogni, invola i sostegni del vivere, nè ci lascia la vita se non con pentimento di essere nati. Questi elementi affliggono, nè se n’accorgono, né centra noi nutriscono mal talenti, e pure ci affliggono. Che dunque faranno gli uomini, i quali obbliando la carità si disamano, e mettendo in prova l'ingegno, ed armando ogni loro possanza si danno battaglie? Nè solamente vogliono affliggersi e porsi in guai, ma bramano di disfarsi, e procacciano loro struggimento? Un crudo tiranno rapisce i poderi, o depreda l’oro ed vivere ci pone in forse; sorge invidia, e con aperti latrati ne macchia la fama, e con maliziose menzogne l'adombra. onde l’anima turbasi, e perde quiete conoscendosi innocente, e non pel tanto mira in pericolo sua bontà. Dell'ire che dirassi? e che degli odj potrassi dire? Per loro colpa abbiamo noi giornate serene? e puossi uomo promettere tranquillità? Non bene intesa parola, cenno non ben giudicato, opera tratta a sinistro intendimento mette subitamente le spade in mano, spandevi il sangue, e quindi le famiglie vestonsi a bruno, ed i casati si riducono a nulla, e si additano per esempio di fiera ventura. Ma se la forza dell’odio e infesta, il mal amore certamente non ci reca giocondità. Qual fiamma accende foresta con tanto impeto con quanto voglia lussuriosa infiamma giovinezza disconsigliata, maggiormente quando la ragione vien meno in affrettare l'appetito, ed egli trascorre rapidamente in verso i vizj dal mondo appellati virtù, onde i malvagi si pregiano e vanno altieri di titoli disonorati? Per costoro le fanciulle insidiando si adescano, le maritate s’insidiano, ed agli anni maturi non si perdona; e di qui tra le numerose popolazioni la onestà, quasi donna e disonesta, si scopa e dallesi bando. Qual dunque padre, o qual fratello, o quale consone fia bastante a menare giorni tranquilli soffrendo oltraggi ai forti, o stando sol lo spavento di sofferirli? Non dissi dunque bugia, quando allarmai la vita degli uomini essere scuola di tormenti, in cui apprendiamo di tribolarci.

Bene è vero che le tribolazioni vengono in Dio grandissimo, ed egli qua le ci mandi; nè ci si presenti alcuno davanti, il quale così sfacciatamente farsi sentire — Le cose terrene non appartenersi alla divina onnipotenza anzi la maestà infinita godersi le regioni alle del cielo, e non degnare, del beatissimo sguardo la minutezza delle cose caduche. .Malizia ed ignoranza da schernirsi e gastigarsi. Questo Universo usci della mano di Dio, ed egli lo si governa; ed è il governo forte, e non è senza soavità, diconlo le scritture leali degli uomini santissimi; e ciò grida la bellezza ammirabile della terra che mai non movesi, e de' cieli che sempre si volgono, e la unione di tante cose discordanti il ci ferma nell’animo saldissimamente. Diretemi: — Se la sovrana possanza dà legge agli affari degli uomini, a con provvidenza regime, perchè, veggiwno noi che Dio cotanto gli tribola? e fra le tabulazioni dell’ira e della superbia e della invidia e degli altri peccati come s'impaccia? e perchè? — Per avventura è Dio facitor d'opere ree? fuggasi totale bestemmia dagli animi ed alle orecchie di persona fedele non si avvicini giammai: tanto scellerata parola non fenda l'aria. Moderni eresiarchi hannola divolgata, edempi! non trovarono forca che gli impiccasse? — Non è Dio facitore d'opere ree; non è come dunque impacciasi per entro alle colpe? — Dirollovi: non è ninno peccalo, il quale seco parte di bene non abbia, e quel piccolo bene fassi da Dio: seguentemente, permettendo adempirsi il malvagio pensamento del peccatore, permettendo, dico, non lo spingendo nè raffrenandolo ma lasciandolo in libertà, Dio consente il peccare degli uomini; perciocché egli è valoroso che si può, e cosi prudente che sa del male produrre il bene; ed è di tanta bontà che egli vuole produrlo: e se ciò non fosse, male giammai non apparirebbe nell'universo. Taccio ogni esempio; la passione dell’amabilissimo Redentore veglia per tutti. Non poteva Dio grandissimo chiudere il passo a quella perfidissima iniquità agevolmente; ma dove la franchezza del mondo? dove lo scampo? dove il conforto degli uomini? di che lampi fiammeggierebbe la gloria di Cristo soggiogator dell’Inferno? la carità alta, la sua sofferenza infinita sarebbe apparsa con splendore tanto maraviglioso? Non per certo: e di Dio la possanza non misurata, e la sapienza senza alcun termine, e la bontade oltra confini non averebbe intieramente avuti suoi pregi, non per si sublime cagione cantala, non inchinata, non adorata. Lascia pertanto il Correttore dell’Universo trascorrere il male, perchè indi egli fanne sgorgare fontane di bene. In tale guisa per atto di Provvidenza manda Dio le tribulazioni agli uomini, ed ancora le manda loro per atto di sua Giustizia.

E come dobbiamo non essere tribolati, se siam peccatori? la prima disubbidienza di Adamo, quasi un nembo, coperse ogni ragionevole creatura. E di mano in mano noi che facciamo? ove con le opere, ove col pensiero spendiamo le ore velocissime che ci traggono alla sepoltura? non dentro a’ vizj? non in mezzo a malvagità? Non voglio favellare di questi secoli per minore contristamento, ma egli è vero, che il popolo ebreo, già scelto e tenuto da Dio come retaggio, non giammai soleva affliggersi, se egli con le colpe non chiamava primieramente la peni. Egli sotto il giogo de Madianiti trasse sospiri, oppresso da’ Filistei si vide misero, i tiranni dell'Assiria ne fecero scempio, e gli eserciti de’ Romani ne trionfarono: così

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