Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/9

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viii

un’immagine di quel linguaggio, che la Grecia adunata inspirava al suo lirico sublime, anzichè l’espressione d’un vero entusiasmo, che pur troppo nelle cose contemporanee non ritrovava alimento. Taluni domandarono, se l’illustre Savonese non avrebbe potuto assicurarsi il vanto d’Anacreonte italiano, dacchè non poteva esserne il Pindaro nè il Tirteo. Certamente se guardiamo alla vivacità ed alla gentilezza del suo ingegno, non può esser dubbia la risposta affermativa, ma ove meglio si ponga niente alla condizione di quei tempi, si scorge che i costumi d’Italia erano divenuti troppo artificiali, perchè egli potesse cantare neppur gli scherzi e gli amori col vero accento della natura. Tuttavolta come nelle poesie liriche del Chiabrera d’argomento eroico trovansi spesso i voli arditi d Pindaro, così talora s’incontrano nelle sue canzonette i vezzi e le immagini di Anacreonte: ma l’entusiasmo del primo, ma le grazie dell’altro non vi si ponno trovare. Più felice fu il Savonese ne’ sermoni, ne’ quali seppe ritrarre l’arguzia, l’ironia, la finezza d’Orazio, insieme all’ira virtuosa di Giovenale, mentre a un tratto vi introdusse una fedele pittura dei costumi del tempo, che appar tratteggiata da un uomo che li vedeva nella loro nudità, e n’era tanto sdegnato, da non saper nascondere l’amarezza che all’animo gliene veniva. Aspersi di sali saporitissimi sono, a tacer degli antichi, i sermoni di Gaspare Gozzi, per mordacità distinti quelli di Giuseppe Zanoja, pieni di soave sapienza quelli d’Ippolito Pindemonte, ma a noi sembra che a questi e a quanti altri ne vanta la nostra letteratura, si debbano metter sopra quelli del Chiabrera tante sono le doti che in essi risplendono, o li guardi dal lato del pensiero, o li consideri dal lato della lingua e dello stile. Il Chiabrera provossi in altri generi di poesia, e fra gli altri nella poesia sacra: ma non gli venne fatto di ottenerne egual lode. L’arpa di Davide e de’ Profeti non poteva rendere suoni abbastanza franchi sotto le dita di chi era uso a toccare la lira di Pindaro e d’Anacreonte; vogliam dire che la Fantasia e l’anima del Chiabrera erano troppo distratte da altre immagini e da altri affetti, troppo devote, se così possiamo esprimerci, ad altri culti, per poter concepire ed esprimere i concetti della sacra poesia con evidenza ed efficacia. Tuttavolta così ne’ saggi, ch’egli die’ di questo genere, come pure in ogni altro suo componimento, ed anco ne’ meno limati, sempre si ravvisano que’ pregi di pensiero e d’espressione che costituiscono i grandi poeti; ed ora un’evidente immagine, ora un ardimento di stile, quando