Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/361

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Marzo pubblicò con le stampe in Venezia, dedicandolo all'augustissimo nome del Ser.mo Don Cosimo, Gran Duca di Toscana.

Queste inaspettate novità publicate dal Nunzio Sidereo, che immediatamente fu ristampato in Germania et in Francia, diedero gran materia di discorsi a' filosofi et astronomi di que' tempi, molti de' quali su 'l principio ebbero gran repugnanza in prestargli fede, e molti temerariamente si sollevarono, altri con scritture private et altri più incauti sin con le stampe , stimando quelle vanità e delirii o finti avvisi del Sig.r Galileo, o pure false apparenze et illusioni de' cristalli; ma in breve gl'uni e gl'altri necessariamente cedettero alle confermazioni de' più savii, all'esperienze et al senso medesimo. Non mancarono già de' così pervicaci et ostinati, e fra questi de' constituiti in grado di publici lettori , tenuti per altro in gran stima, i quali, temendo di commetter sacrilegio contro la deità del loro Aristotele, non vollero cimentarsi all'osservazioni, né pur una volta accostar l'occhio al telescopio; e vivendo in questa lor bestialissima ostinazione, vollero, più tosto che al lor maestro, usar infedeltà alla natura medesima.

Proseguendo col telescopio l'osservazioni celesti, nel principio di Luglio del 1610 scoperse Saturno tricorporeo, dandone avviso ad alcuni matematici di Italia e di Germania et a' suoi amici più cari per mezzo di cifre e caratteri trasposti, che doppo ordinati dal medesimo Sig.r Galileo,