Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/388

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e regali fattigli in varie occasioni da i più insigni litterati d'Europa, da i Ser.mi Duchi di Parma, Baviera, Mantova e Modena, da i Ser.mi Arciduchi d'Austria Leopoldo e Carlo, da tanti Ill.mi et Emin.mi Prelati e Cardinali, dalle Ser.me e Potentiss.me Republiche di Venezia e d'Olanda, dalli invittissimi Re Vladislao di Pollonia e Gustavo di Svezia, dalla Maestà Catolica del Re di Spagna e dalli Augustissimi Imperadori Ridolfo, Mattia e Ferdinando, e da tanti altri Signori, Principi e Potentati. Scorgesi dalle lettere con le quali molti di questi a lui ricorrevano come ad oracolo, ricercandolo del parer suo intorno alle novità de' celesti discoprimenti e loro conseguenze, sopra varii effetti naturali e sopra conclusioni o dubbii filosofici, astronomici o geometrici: che se così fosse facile il far raccolta delle sue ingegnose risposte come si può dell'altrui proposte, certo è che si accumulerebbe un tesoro di inestimabil valore, per la novità delle dottrine e per la sodezza di quei concetti di che ell'eran sempre feconde. Scorgesi in fine dalla stima e venerazione in che fu tenuto dal mondo tutto, poi che niun litterato di qualche fama, niun signore o principe forestiero, passò per Padova o per Firenze, che non procurasse di visitarlo in città o nella villa, dove egli fosse; et allora stimavano d'aver bene spesi i lor lunghi viaggi, quando, tornando alle patrie loro, potevano dire d'aver conosciuto un tant'uomo et avuto seco discorso: e a imitazione di quei nobili che fin dall'ultime regioni d'Europa si portavano a Roma sol per vedere il famoso Livio, quando per altro le grandezze di quella Republica trionfante non ve gli averebber condotti, quanti gran personaggi e signori da remote provincie a posta intrapresero per l'Italia il cammino per veder un sol Galileo!

Ma non potendo registrar qui tutti i segni di benevolenza e di stima con i quali fu questo sempre gradito et ammirato da' grandi, epilogando tutte le di lui glorie in quest'