Pagina:Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini - Tomo 1.djvu/293

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dialoghi dei morti. 285

2.

Plutone, Menippo, Mida, Sardanapalo, e Creso.


Creso. O Plutone, noi non possiamo più sopportare questo can di Menippo, che ci sta vicino: o manda altrove lui, o ce ne anderemo noi in altro luogo.

Plutone. E che male vi fa egli, se è morto come voi?

Creso. Quando noi piangiamo e lamentiamo ricordando quello che abbiamo lasciato lassù, questo Mida l’oro, Sardanapalo le sue morbidezze, ed io i tesori miei, costui ci beffa e c’insulta, chiamandoci schiavi e vigliacchi: spesso canta mentre noi piangiamo, ed è proprio insopportabile.

Plutone. Che dicono questi, o Menippo?

Menippo. Il vero, o Plutone. Io li abborrisco questi vili e questi ribaldi, ai quali non basta di esser vissuti male, ma anche morti si ricordano e parlano di lassù. E però io ho gusto a trafiggerli.

Plutone. Ma non conviene cotesto. Han di che dolersi, avendo perduto assai.

Menippo. Sei matto anche tu, o Plutone, a compatire i loro sospiri?

Plutone. Compatire no; ma non vorrei parti tra voi.

Menippo. Sappiatelo una volta, o schiuma di tutti i ribaldi Lidii, Frigii ed Assirii, che io non cesserò; e dovunque anderete, io vi seguiterò molestandovi, scanzonandovi e beffandovi.

Creso. E non è questa un’ingiuria?

Menippo. Questo no: era ingiuria quel che facevate voi, voler essere adorati, insultare agli uomini liberi, senza pur darvi un pensiero di dover morire. Piangete ora, che siete dispogliati di ogni cosa.

Creso. Di molte e grandi ricchezze!

Mida. Ed io, di quant’oro!

Sardanapalo. Ed io, di quante morbidezze!

Menippo. Ora sta bene: così dovete fare. Piangete voi, ed io vi ripeterò spesso in canzone quel Conosci te stesso. A cotesti pianti s’accorda bene questa canzone.