Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/12

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12 Le Odi di Orazio


Così non lasciasi che in trave cipria
    Seghi il mar mírtoo, nocchiero pavido.
    S’africo infuria su’ flutti icarj,
    16Mercator trepido gli ozj e le patrie

Campagne lauda; ma pure, indocile
    D’inopia, i logori legni ristaura.
    V’è chi con pàtere di vecchio massico
    20L’ore indugevoli d’un poco abbrevia,

Or sotto un’arbore verde sdrajandosi,
    Or presso al correre d’un sacro rivolo.
    Non pochi i bellici campi ed il sonito
    24Di tube e litui e le pugne, orride

Alle madri, amano; caccia altri a rigido
    Ciel, della tenera consorte immemore:
    O i cani il daino fidi avvisarono,
    28O il cinghiai marsico le tese insidie

Ruppe. Me l’edere, di dotte premio
    Fronti, ai celícoli mescon; me gelidi
    Boschi e danze agili di ninfe e satiri
    32Scevran dal popolo, se mai la tibia