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132 Le Odi di Orazio

XIII.


Fonte bandusia, qual vetro splendida,
    Di dolci calici degna e di floridi
        Serti, domani avrai
        4Un caprettin c’ha turgida

Da’ corni teneri la fronte, e apprestasi
    A’ cozzi e a Venere, ma invan: chè, lubrica
        Prole, ei farà di sangue
        8Rossi i tuoi rivi gelidi.

L’ignea canicola te all’ora orribile
    Non tocca; porgesi da te piacevole
        Frescura al gregge errante
        12E a’ buoi stanchi dal vomere.

Sarai dei nobili fonti nel novero,
    S’io canto il pendulo elce su’ concavi
        Massi, da cui loquaci
        16Le tue linfe zampillano.