Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/136

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136 Le Odi di Orazio


Se Giove e Venere non irridevano
    L’acrisia pavida guardia alla vergine
    Celata: facile la via schiudevasi
        8Al dio converso in auro.

L’oro ama invadere custodi e frangere
    Torri con furia maggior che il fulmine:
    Dell’argivo augure le case caddero
        12Sommerse nell’esizio

Per lucro; fendere potè il macedone
    Guerriero i claustri nemici e gli emuli
    Duci conquidere co’ doni; l’ispido
        16Nocchiero i doni allacciano.

Angoscia ed avida fame d’accrescerle
    Seguon dovizie cresciute. Il vertice
    Cospicuo estollere ben mi fu in odio,
        20Mecena, onor degli Equiti.

Cui più rinunzia gli Dei più donano:
    Nudo fra gli uomini di nulla cupidi
    M’accampo, e all’aule dei ricchi trànsfuga
        24Godo le spalle volgere: