Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/240

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210 Antinoo


     15La schietta onda, che fuor dell’inclinate
     Bocche sonando prorompea, sollecite
     Nel sanguinoso guazzo altre si diedero
     Le scope irsute ad agitar, non senza
     Serrar fra l’anche le ondeggianti vesti;
     20Altre, menando le assetate spugne
     Con volubile braccio, ebbero in breve
     Nitida fatta la marmorea sala.
     Dal mucchio degli uccisi ultimo venne
     Antinoo tratto, il più giocondo fiore
     25Dell’itacense gioventù: vincea
     Tutti in bellezza ed in burbanza, e prima
     L’avea d’ogn’altro il fatal arco vinto.
     Fuori il trasser nell’atrio, e solo in parte
     L'adagiarono contro ad un pilastro
     30Presso la porta, su d’un bronzeo scanno,
     Sì che spirar parea: volean con questo
     Maligno gioco saettar la mente
     De le ancelle, però che le proterve
     Della specie di lui tutte eran prese.
     35Ed a’ bei dì sel disputavan. Bianco,
     Non deformato dalla morte ancora,
     Come di tuberosa, era il suo volto;
     E quai grappi di nera uva, alla prona
     Fronte e alle gravi palpebre un’azzurra
     40Ombra irrigavan le scomposte ciocche.