Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/242

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242 Antinoo


     La consorte di lui facil conquisto.
     Misero! e qual di senno opra o di braccio
     Far ti poteva a quella donna accetto,
     70Che l'inconcusso talamo al ramingo
     Marito custodía vigile, e sempre,
     S’anco morto il sapea, pianto l’avrebbe,
     Caste frodi tramando a cui voglioso
     Era e pur tanto del suo core indegno?
     75A te, fuor che di balli e di furtivi
     Mescolamenti, non accese mai
     Nobile ardor questo femmineo petto
     Ch’or non palpita più; fuor che d’alterno
     Mutar di gozzoviglie, a te più saldo
     80Pensier mai non picchiò qui dentro a questa
     Breve fronte di marmo, a cui sì pura
     Forma, certo per gioco, un dio concesse.
     Bello non era il figlio mio? Ma forte
     Era del pari e alle fatiche avvezzo;
     85In poc’ora ei perì, ma su l’onesto
     Lavoro la ferrigna Ate il percosse.
     Te in ozj turpi un dio prostrò; cadesti
     A par d’infruttuoso arbore, in cui
     Vibra fischiando il contadin la scure:
     90Poco esso dura a’ colpi aspri, chè vuoto,
     Ancor che liscia ha la corteccia, è tutto,
     E con vano fragor cade, allietando