Pagina:Opere di Mario Rapisardi 5.djvu/343

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    Rovo che là sopra l’avara siepe
    Minaccevol s’attorce e i sassi abbranca:
    Non uccel, non insetto a’ nudi stecchi
    25S’accosta; ingrato ei vive sì, ma ingrati
    Colpi ed oltraggi di mortali ignora.


XI.


Aquila sei, ch’ove affamata piombi
    Tra il chiuso branco e strage faccia e prede,
    Cani sveglia e pastori, e sonar tutti
    Fa di fremiti i campi e di spavento.
    5Ma se di sangue e di vittorie paga,
    Tanto dall’ardue cime il volo aderge,
    Quanto queste dal suolo alzan la cresta,
    Mortal ciglio non è che ad essa arrivi:
    Meriggia il mandrian placido; bruca
    10Le pingui erbe l’armento; essa obliata
    Ed obliosa per l’etereo vano
    Nell’ampia solitudine s’immerge.