Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/206

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avendo esercitata l’avvocatura, erano soliti in addietro a vedersi onorati. E tolse anche con infamia e rammarico de’causidici la stessa avvocatura, avendo ordinato ai litiganti di giurare in sé e nella lite. E dacché, siccome già narrai, a’ senatori, ed altri opulenti uomini, o in Costantinopoli, od in altra parte qualunque dell’Imperio romano, levò le sostanze, l’ordine de’ causidici cadde in sommo ozio, non essendovi più soggetto meritevole di eccitare gli uomini a litigio. Laonde fattisi pochi e di numero e di giusta rinomanza, caddero in somma abbiezione e in somma inopia per tutti i paesi; e fu questo tutto quello, che della condizione loro ad essi rimase.

Ed escluse pure i medici, ed i maestri delle liberali discipline dalle cose necessarie alla vita, togliendo loro la sportula, che gl’Imperadori romani facevano loro dare dall’erario. I fondi, che gli abitanti delle città si aveano procacciati, sia per sé, sia pei bisogni pubblici, sia per feste e spettacoli, non si vergognò di applicare al censo dello Stato; onde in appresso non vi furono più onorarii né de’ medici, né de’ maestri; non più cura alcuna de’ pubblici edifizii; niuna più nelle città comunione di lumi, niuna letizia ne’cittadini: giacché da lungo tempo giaccionsi gli spettacoli teatrali, i circensi, le cacce, nelle quali cose Teodora sua moglie nacque, fu allevata, ed esercitò l’adolescenza sua.

In fine volle che anche Costantinopoli fosse senza spettacoli per risparmiare le spese solite a farsi per essi dall’erario. Con che recò danno ad una quasi infinita moltitudine, che di tratto in tratto ne traeva di che vi-