Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/274

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dotta questa chiarissimamente riputata per quella ch’essa era in sostanza da Menandro con queste significantissime parole: coi quali (Barbari) era munificentissimo contro quanto conveniva.

7.° Ma ciò, che accresce a tanta viltà maggiore turpitudine, si é il vederlo largheggiare in munificenza con que’ Barbari giunti a tal petulanza da’ domandare il premio delle rapine fatte nelle loro scorrerie. E l’ottennero. I Barbari, dice Agazia, riportarono in dono oro, come se fossimo noi che li avessimo derubati. E per questo aspramente s’irritò il popolo di Costantinopoli, che pubblicamente inveì contro l’Imperadore. Così amministrando Giustiniano l’imperio, chi meraviglierassi, se furonvi provincie più e più volte devastate? Basta ricordare quanto ebbe in que’ tempi a patire la sola città di Roma. Sessant’anni dopo ch’essa era stata presa da Odoacre, fu ricuperata da Belisario e la Storia parla chiaro abbastanza per comprendere che nello stato in cui essa e l’Italia trovavansi dopo il regno di Teodorico, fu per entrambe un vero flagello l’essere venuto Belisario a restituirle all’Imperio. Totila ripigliò Roma; e per la resistenza che gl’Imperiali vi fecero, quando un anno dopo v’entrò Belisario la trovò distrutta, e vuota di gente. L’avea Belisario ristaurata alcun poco; e Totila se ne insignorì ancora, e vi mise presidio. Non ritornò all’Imperio che quando Narsete ebbe debellato Totila. Gran parte d’Italia soffrì eguali vicende. Che diremmo di altre provincie e città massimamente dell’Oriente? Ma l’argomento principale del discorso di Procopio qui riguarda le profusioni di denaro fatte da Giustiniano coi Barbari.

8.° La pace con Cosroe costò tanto, che nel lib. 1 della Guerra persiana chiaramente Procopio dice avere Giustiniano fatto tributario de’ Persiani il romano Imperio. Giustino II, successore di lui, prese a far loro la guerra per lavare il nome romano di quell’obbrobrio. Lo attesta Giovanni Epifaniense scrittore di que’ tempi. Ecco le sue parole. L’imperadore Giustino ricusava di pagare ogni anno ai Persiani cinquecento libbre d’oro, al qual patto sotto Giustiniano si era stabilita una tregua; e ciò perché la repubblica romana non rimanesse perpetuamente tributaria di quella nazione.