Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/275

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9.° Non meno vergognoso fu l’accordo, che Giustiniano fece cogli Avari, come può argomentarsi dal tuono che tennero gli ambasciadori di que’ Barbari andati a Costantinopoli. Menandro ne ha lasciate scritte le loro proposizioni arroganti; e Corrippo da vil cortigiano dà lode a Giustiniano per avervi aderito.


CAPO XVI.

I.° Teofane dice che a tutti quelli nel suo Editto compresi Giustiniano accordò tre mesi di tempo per abbandonare le loro sette religiose. Ciò è facile a credersi. Ma non parmi facile ad intendersi il passo, in cui dice, che levò agli Eretici tutte le loro chiese, e le diede agli Ortodossi, eccettuate quelle degli Ariani Essacioniti. Vuol egli dire, che le destinò ad altri usi, o le fece demolire, o le vendette? Questa interpretazione non si conforma nè allo spirito, nè al complesso del discorso di quello scrittore. Vuol egli dire, che eccettuò dal suo Editto gli Ariani Essacioniti? Erano questi una congrega di persone nobilissime, la quale gli Eruditi non ci hanno detto ancora, per quanto io sappia, nè come fosse formata, nè che speziale oggetto avesse, ma che si sa che sussisteva da assai lungo tempo. Di fatti è noto per la Cronaca Alessandrina che v’era appartenuto Teodorico prima della sua spedizione in Italia, giacchè quel Principe avea passata la sua gioventù in Costantinopoli. Ora non é egli manifesto, che lungi dall’aspettarsi gli Essacioniti da Giustiniano una tale eccezione, i titoli loro in ispezialita convenivano anzi al fine, che quell’Imperadore s’avea proposto Intollerante, sanguinario, e cupidissimo di ogni avere, egli che con ogni genere d’insidie ardentemente aggravava la mano sopra gli uomini del più alto grado, che motivo poteva avere mai per la eccezione supposta? Teofane non ne adduce veruno; e la Storia non supplisce in nissuna maniera al silenzio di lui.

2.° Del resto non deve far meraviglia quanto qui Procopio accenna delle prodigiose ricchezze delle chiese ariane, ove ricordisi essere stata la setta d’Ario estesa a segno, che s. Girolamo