Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/305

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

269

che narra Agazia, vi avea chiamati i suoi conoscenti e famigliari, affine di così onorarli. Si continuò dopo ad arruolarne, non per merito alcuno, ma per pura graziosità. Ma sotto Giustiniano non entrò più in que’ corpi che chi prima avesse pagata una somma d’oro.

A più nobil ordine appartenevano i domestici, i protettori, e i silenziarii, che Procopio nomina. I silenziarii erano da più di tutti, perché stavano nell’intimo gabinetto, ossia camera di riposo dell’Imperadore, chiamati perciò anche cubicularii. Un alto silenzio ivi tenevasi, dal quale traevano appunto il nome. Sono indicati da Cirillo di Scitopoli, ove dice, parlando, di persone ammesse alla udienza: i quali giunti al silenzio, dai silenziarii preposti all’uscio furono introdotti. Quel luogo chiamavasi anche il secondo velo, a differenza del primo velo, che era all’ingresso delle prime sale, le quali chiamavansi consistorio, perché ivi la moltitudine consisteva, cioè fermavasi, aspettando di poter essere presentata. Forse in quelle sale usciva tal ora il Principe per qualche pubblica funzione. Da ciò abbiamo tratto noi il termine concistoro, oggi usato per alcune funzioni della corte papale. La denominazione poi di primo o secondo velo equivale a prima o seconda porta: giacché un velo, o cortina, o portiera, che vogliam dire, chiudeva l’ingresso ne’ palazzi, e negli appartamenti, come si vede in un disegno del palazzo di Teodorico in Ravenna, riportato dal Zirardini. Il capo de’ silenziarii qualificavasi per gran silenziario; e l’ordine, a cui presiedeva, tenevasi di tanta dignità, che equiparavasi a quello de’ senatori, de’patrizii, e de’prefetti. Così abbiamo in Doroteo, che dice: Il senato, i patrizii, i prefetti, i silenziarii, milizie tutte onoratissime.

3.° Finalmente a quanto Procopio accenna di tacere rispetto alla cattiva maniera, con cui Giustiniano trattò la milizia, può supplire il seguente passo di Agazia: Giustiniano trascurò la ruina, e la corruttela degli ordini militari come se mai in avvenire non gli dovessero essere necessarii. Inteso questo Imperadore a tutt’altro, che a ben governare e proteggere i popoli