Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/469

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Dai monti de’ Celti, or detti Galli, nasce il fiume Istro, e scorre per amplissimo paese, la cui massima parte è priva affatto di civiltà. In alcuni luoghi ha per abitanti Barbari viventi a guisa di fiere, incapaci di associarsi alle altre nazioni; ed ove è prossimo alla Dacia, questo fiume incomincia a segregare i Barbari che abitano alla sinistra, dai Romani che stanno alla destra. Per questo i Romani chiamano ripense quella Dacia, perchè ripa parola latina vuol dire sponda del fiume. Presso la riva fu anticamente edificata la città di Singedone, che poscia presa dai Barbari fu rovesciata e desolata affatto; e a simile stato questi ridotti aveano altri luoghi già forti. Ora Giustiniano Augusto Singedone tutta quanta ristaurò, e cinse di salde mura, sicchè divenne nuovamente una bella ed insigne città. Aggiunse poi otto miglia distante da quella un castello fortissimo, che a cagione di tale distanza fu detto Ottavo. Più oltre fuvvi Viminacio, città antica, che distrutta in addietro sino dai fondamenti l’Imperadore riparò a modo che sembra nuova.


CAPO VI.


Giustiniano fortifica la riva del Danubio
dalla città di Viminacio sino in Tracia
.


Chi dalla città di Viminacio va oltre, s’incontra in tre luoghi fortificati sulla sponda dell’Istro, e sono Picno, Cupo, e Nova, la cui fabbrica e il nome per l’addietro consistevano in una sola torre. Ma ora Giu-

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