Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/490

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
450

cose superiori alla umana intelligenza. Ora quel tempio, piccolo assai, e non più resistente alla forza degli anni, Giustiniano imperadore demolì tutto; ed invece lo rifabbricò si grande e si splendido, che, per dir tutto in breve, riusci somigliantissimo, e pari affatto a quello, che nella regia città consacrò a tutti gli Apostoli, conforme ho detto ne’ libri antecedenti.

In Efeso dunque vedesi questa opera del nostro Principe. Quella ch’egli eresse nell’isola di Tenedo, é mirabilmente utile alla regia città, e ai Parcenevoli, che navigano a cagione di commercio: il che dimostrerò facilmente, una cosa sola esponendo. Strettissimo é il mare nell’EIIesponto, poiché ivi si avvicinano quasi ad unirsi le due coste de’ continenti, e danno principio al canale presso Sesto ed Abido. Le navi colà giunte, qualunque esse sieno, che muovano verso Costantinopoli, approdate a quella spiaggia, non possono discostarsene se non soffiando l’austro. Per lo che, ove il naviglio, carico di frumento, procedente da Alessandria ivi sia giunto, se quelli che intendono a tale mercatura, hanno propizio il vento, in breve giungono a Costantinopoli; ed ivi scaricato quanto portavano, ne partono per ritornare ad un secondo, ed anche a un terzo carico prima che giunga l’inverno. E chi di loro vuol caricare altre merci da smaltire in Alessandria, tanto meglio fanno i fatti loro nell’accennato ritorno. Ma accadeva pur anche, che se nell’Ellesponto spirava contrario vento, ivi pel ritardo della navigazione le navi e il frumento grandemente pativano. Giustiniano Augusto dando pensiero a questi casi, ben dimostrò, come col