Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/491

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coraggio e colla provvidenza sua l’uomo può far molto anche ad onta di grandi difficoltà. Edificò egli adunque nell’isola di Tenedo, prossima al canale suddetto, vasti granai, capaci di contenere tutto il frumento dai navigli trasportato; e furono essi larghi non meno di novanta piedi, lunghi dugento ottanta, ed alti sommamente. Perciò dopo che quella grande opera è stata compiuta, se contrarii venti sorgano a ritardare la navigazione, i conduttori de’ frumenti, giunti ivi, ne scaricano le navi, e li trasportano in que’ granai, non imbarazzandosi più nè di borea, nè di zeffiro, nè di altro vento contrario, che senza punto turbarsi lasciano soffiare a lor modo; e intanto si accingono a ritornare per nuovo carico colà, d’onde sono venuti. Altre navi poi, quando sia comodo, da Tenedo portano le provvigioni a Costantinopoli, le quali hanno appunto questa incumbenza.


CAPO II.


Cose fatte in Elenopoli, e sul fiume Dragone.


Nella Bitinia è una città chiamata dal nome di Elena, madre dell’imperadore Costantino: dicendosi ivi nata quella donna. E come dianzi il luogo era ignobile, Costantino volendo mostrarsi grato alla madre, il nome e la dignità gli concedette di città, senza però lasciarvi alcun monumento d’imperiale magnificenza. Infatti se si considera la struttura e l’ornato, si vede che il luogo conservava il suo primo stato, insigne soltanto pel nudo titolo di città, ed unicamente glorioso del nome