Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/147

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LIBRO PRIMO 127

Giustiniano, e chi sa che egli stesso, mettendo ogni sua felicità nel ritiro, non abbandoni di per sè il regno; senzachè basta alla pronta caduta d’un monarca l’aversi una sol volta meritato il dispregio de’ popoli soggetti. Non diffaltiamo in fine di reggie, ed i palazzi di Placilliana e di Elena racchiudono quanto mai può occorrere ad albergare convenientemente il novello imperatore, e luoghi da tenere il consiglio, e da prendere in questi urgentissimi casi nostri tutte le necessarie deliberazioni»; sì diceva Origene. Ma, come pur troppo avvenir suole nelle tumultuarie adunanze, insistevano gli altri sulla necessità di non ritardar punto la cosa, ripetendone il felice successo dalla pronta esecuzione. Ipazio adunque, facendosi egli stesso fabbro di sue sciagure, impose di andare al circo, sperando, all’opinar d’alcuni, favorire così l’odiato imperatore.

VII. In questo mezzo deliberavasi eziandio nella corte di Giustiniano se fosse uopo resistere, o cercar salvezza entro i vascelli; e levatesi pur quivi discrepanti opinioni Teodora augusta1 surse dicendo: « Il tempo, a mio

  1. (1) Di costei taciamo di buon grado la nascita, la condizione, ed i costumi, rimettendo il lettore ai cap. 14 o 15, o per meglio dire pressoché ad ogni pagina della Storia Segreta. In quanto poi al suo fisico leggiamo essere stata leggiadra di volto e piacente, pallidetta alquanto, con occhi assai vivi, piccola di statura, e ne’ moti della persona vivacissima». Oltre di che il N. A. parlando nel lib. i degli Edifizj di una statua dai Costantinopolitani eretta a questa imperatrice, si spiega eziandio in più energico modo: « È dessa in vero (la statua) l’immagine di