Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/167

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LIBR0 SECONDO 145

dominator de’Goti e degli Italiani non già per occuparti de’ nostri particolari interessi, come è il costume delle altre ambascerie, ma per ragionare di quelli concernenti la stessa tua repubblica, imperciocché non la sbaglierebbe di certo chiunque dicesse e te ed il regno tuo traditi da Giustiniano, sendo connaturale a questo principe la inclinazione alle novitadi, il desiderio di possedere l'altrui, il violar senza scrupolo i giurati accordi, e la smania di soggiogare tutte le monarchie per reggere da solo il mondo. Consapevole però della sua impotenza per attaccare alla scoperta i Persiani, o, questi opponendosi, qualsivoglia altro popolo, tenta gabbarti con vana apparenza di pace, ed accumula a danni tuoi le forze delle vinte nazioni, tra cui sin da ora è uopo annoverare i Vandali ed i Maurusii: che se ad instante finge amicizia cogli altri Goti, si adopera temendo arrestarsi per loro il corso delle sue imprese, e volge i proprii tesori a rovinarli. E poi verità incontrastabile che egli, ove aggiunga il suo scopo, varrassi di noi e di tutti i popoli debellati per abbattere il tuo regno; né ratterrallo punto il rimorso di violare i convenuti patti e la giurata alleanza. Non voler tu dunque, o re, concorrere alla nostra non meno che alla persiana schiavitù, non essendo ancora in noi spenta ogni lusinga di riuscita; ravvisa negli oltraggi a noi fatti l’imagine di quelli che ti sovrastano, e persuaditi che i Romani, spogli affatto di amicizia per te, appena addivenuti certi di non operare indarno aprirannoti i perfidi loro divi-

Procopio, tom. I. 10